Sudamerica

Queste popolazioni indigene fanno parte della straordinaria storia della nostra specie. La loro scomparsa sarebbe una tragedia estrema per il Brasile e una perdita immensa per l’umanità. Non c’è tempo da perdere. Oggi gli indios brasiliani rischiano il genocidio”, le parole di Lélia Wanick e Sebastião Salgado fanno gelare il sangue.

Alvanei Xirixana, un ragazzo di 15 anni che viveva a Rehebe, vicino al confine tra il Brasile e il Venezuela, è stata la prima vittima indigena Yanomami contagiata da Covid-19 e purtroppo non sarà l’ultima. I popoli indigeni potrebbe essere completamente spazzati via a causa delle difese immunitarie più basse per la vita in luoghi isolati e sperduti nella profonda Amazzonia.

Jair Bolsonaro e il suo governo hanno adottato un atteggiamento negazionista rispetto alla gravità di questa pandemia e di conseguenza il virus si è diffuso e si sta diffondendo sempre più velocemente.

Le immagini delle enormi fossi comuni di Manaus, la capitale dello Stato Amazonas vicino alla foresta pluviale brasiliana, dove vive la maggiore comunità indigena del paese, si aggiungono alle preoccupazioni di Don Roberto Cappelletti, missionario in Brasile da 7 anni: “purtroppo anche a São Gabriel da Cachoeira sono già comparsi i primi casi.  Lì gli ospedali e le terapie intensive non esistono proprio. Normalmente le terapie intensive le mandano a Manaus, ma ora non è più possibile. Non ci sono posti.”

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