Asia

Lavarsi le mani più volte al giorno con acqua e sapone è una delle misure di protezione personale necessarie per ridurre la trasmissione del Coronavirus, ma cosa succede se in un Paese l’80% delle famiglie rurali non ha accesso all’acqua potabile?

Si stima che una famiglia di quattro persone ha bisogno di circa 80 litri al giorno solamente per lavarsi le mani frequentemente, un lusso inimmaginabile per gran parte dei villaggi indiani, un enorme problema che si aggiunge alle condizioni di severa siccità, già causa di malattie e massiccia migrazione, che ogni anno colpisce il subcontinente indiano.

Le istituzioni hanno provveduto a installare numerose fontanelle di acqua, ma il rischio è che decine e decine di persone rischiano di affollarsi nei pressi dei rubinetti, unico strumento per avere una riserva di acqua per le famiglie svantaggiate, e che i villaggi rurali rimangono isolati e trascurati, dato che gli aiuti del Governo hanno interessato principalmente le aree urbane.

La reazione dei Figli di Don Bosco è stata immediata: “dovevamo fare qualcosa per le famiglie più bisognose delle aree rurali. Per questo abbiamo contattato i capi di diversi villaggi delle colline occidentali e orientali di Khasi e abbiamo ottenuto i dettagli di 300 famiglie che avevano bisogno di aiuto”, le parole di Deep Gurung, ex allievo salesiano, oggi lavora al DB Tech, l’Istituto Tecnico Don Bosco, riconosciuto e certificato dal Ministero per lo Sviluppo Rurale per gli ottimi corsi di formazione professionale specialistica. I salesiani hanno avviato subito una massiccia operazione di distribuzione di acqua potabile e kit alimentari, ma le famiglie svantaggiate sono numerose e non sarà facile raggiungerle tutte nell’immediato.

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