EMERGENZA
COVID-19

La risposta salesiana

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Aiutaci a sostenere gli ultimi in tutte le missioni

“Sapremo quanto il virus si è diffuso quando la gente inizierà a morire”, ci hanno scritto dalle regioni più povere del pianeta tanti missionari salesiani. I Figli di Don Bosco, con la concretezza che li contraddistingue, si sono subito attivati per sostenere la popolazione durante questa emergenza sanitaria di portata catastrofica, in un contesto in cui i sistemi sanitari sono deboli, mancano medici e strumenti, le popolazioni sono già provate da fame, povertà e altre malattie infettive. In Africa, Asia, Sudamerica, nelle baraccopoli, nei villaggi rurali, i missionari sono al fianco della popolazione più svantaggiata, attraverso campagne di prevenzione, distribuzione di mascherine, sapone e disinfettante, sostegno alimentare e accoglienza.
Ci arrivano quotidianamente richieste dal sud del mondo da parte dei Figli di Don Bosco che vogliono assistere famiglie, madri sole, bambini di strada e anziani, che in questo momento rappresentano una delle categorie più vulnerabili.
Noi, siamo al loro fianco: aiutaci a portare avanti il lavoro dei salesiani durante l’emergenza Covid-19.

India

"21 giorno di blocco, preceduti da una corsa ai beni di prima necessità. Sono spaventato, la maggior parte degli indiani vive in pessime condizioni e qui siamo un miliardo e 330mila persone", Vicent Thamburaj.

"Stiamo aiutando le famiglie colpite di Hyderabad, quelle più povere dei migranti che si trovavano nella regione e che hanno perso il loro impiego e i 200 bambini orfani con kit alimentari e mascherine ", Padre Thathi.

Brasile

"Oltre al cibo, mancano oggetti di prima necessità come carta igienica, pannolini, sapone per lavare il corpo, gli indumenti, le stoviglie”, Padre Giacomo.

“La spesa delle famiglie per il cibo e il gas è aumentata: prima si faceva affidamento su un pasto sostanzioso durante il giorno presso l’Opera Sociale, adesso le famiglie devono provvedere al pranzo oltre alla cena", Padre Rosalvino.

Guatemala

"Il Covid-19 è arrivato anche qui, in un paese in cui il distanziamento sociale è pura utopia, la sanità è inesistente, le condizioni di vita della maggior parte della gente inumane e dove però la fede è forte", Padre Giampy.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

"Se a Mbuji May scoppiasse una pandemia di Covid-19, si aggiungerebbe a quella di colera che ha già messo in ginocchio i pochi centri sanitari esistenti", Padre Perez

"A Lubumbashi a causa della corsa all’approvvigionamento alimentare, manca il cibo e i prezzi raddoppiano. Le proteste della popolazione vengono represse con violenza, sono già stati uccisi diversi ragazzi”, Padre Albert.

Argentina

"Molti capifamiglia (uomini o donne) vivono alla giornata – se non lavorano tutti i giorni (di solito come ambulanti abusivi), in casa non si mangia", Figli di Don Bosco dall'Argentina.

Ecuador

"Un mix di irresponsabilità e povertà economica e culturale rende difficile stabilire il numero dei contagiati, ma le immagini degli ospedali in collasso e dei cadaveri abbandonati per le strade di Guayaquil parlano chiaro", Figli di Don Bosco dall'Ecuador.

BURKINA FASO

"I confini sono chiusi, ma il panico dilaga. La popolazione non ha strumenti di nessun tipo, vive alla giornata ed è totalmente impreparata", Padre Didier Meba.

Sierra Leone

"Questo è un Paese in cui ci sono sempre stati decessi per tubercolosi, AIDS, malaria, malattie dell’apparato respiratorio… ci stiamo preparando ai peggiori scenari", Padre Crisafulli.

Senegal

"Qui c’è molta paura, il governo ha predisposto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 6 del mattino. Le misure sono contradditorie: gli edifici pubblici sono chiusi, ma i servizi di trasporto e i mercati funzionano ", Carlos Berro.

Camerun

"Qui è molto difficile proteggersi, sebbene il governo abbia diramato delle istruzioni per prevenire il contagio. Pare già 50 persone abbiano contratto il virus. Confidiamo nei 33 gradi di temperatura e nella infinita bontá del Signore", Don Agustin Cuevas.

Benin

"Qui in Benin la gente vive per strada, il confinamento è praticamente impossibile, inoltre l’assistenza sanitaria nazionale non esiste, sapremo se il virus si è diffuso quando la gente inizierà a morire.", Hernan Cordero.

Angola

"Il governo ha subito imposto delle misure restrittive, ma purtroppo è poco considerando che il problema principale sono la carenza di acqua e l'immondizia ovunque, oltre alla speculazione su mascherine e disinfettanti.", Maximo David Herrera.

Liberia

"La Liberia è una nazione che è stata in quarantena per 2 anni a causa dell’Ebola, e adesso, sta di nuovo combattendo con lo spettro di una simile se non peggiore situazione ", Padre Riccardo Castellino.

Sudan

"Il Sudan sta affrontando molte sfide da tanti anni – la più importante, quella della pace, per cui i divieti di riunirsi e di stringersi la mano suonano davvero strani", Jacob Jartum.

Etiopia

"Troppo rischioso uscire per le strade di notte in cerca di ragazzi, quindi abbiamo fatti diversi viaggi in pullman per portare dentro il Bosco Children quanti più ragazzi possibili. Abbiamo acqua, cibo, carburante, sapone e alcool per andare avanti", Padre Angelo Regazzo.

Madagascar

"La gente malgascia sta soffrendo enormemente in questo periodo di isolamento: possiamo apertamente dire che “la gente ha fame!” Abituati alla sofferenza, la gente non dice niente, ma sul loro volto si può leggere la tragedia di chi non ha da mangiare", Don Bepi Miele.

Venezuela

“La situazione in Venezuela è certamente peggiorata perché il Covid-19, che riguarda tutto il mondo, ha trovato il mio Paese in uno stato di handicap.Il governo nasconde le cose. Non c’è combustibile per trasportare gli alimenti e le altre cose necessarie. La gente viveva già una grave carenza alimentare e gli ospedali erano già da tempo senza risorse”, Padre Rafael Montenegro.

 

Giampietro

Non condividiamo solo i frutti velenosi di questa epidemia, ma anche i frutti belli:
la solidarietà, il sacrificio, la generosità, la pazienza, la speranza.”

Giampietro Pettenon SDB

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Presidente di Missioni Don Bosco
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